La mente incagliata

Some days you own the mud and some days well.. the mud owns you. [Casey Neistat _ Groton (Connecticut)]

Guardare un’immagine, talvolta, può essere illuminante. Questa fotografia scattata da Casey Neistat mi ha fatto pensare a come ragiona la nostra mente quando non riesce ad uscire da una situazione.

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Posto che il rimorso arriva strisciando in ogni forma e misura e permane attraverso il “se solo” per immaginare un passato migliore e il passato non può riaccadere e già qui sta la sua inutilità, la sua tristezza sta in questa condizione: non resiste alla nostra logica e noi non possiamo resistere alla sua. Quanto fa male, vero? Sapere che il “se solo” ci mantiene incatenati è più semplice osservarci mentre con quella bella jeep, che è la nostra testa incagliata nel fango, continua ad accelerare per venirne fuori, e più acceleriamo più affondiamo, più rimaniamo fermi in quel punto e più diventa un pasticcio appiccicoso, sapendo, che è pur vero, che in quel punto noi stiamo commettendo un vero e proprio suicido. Verificato poi che il ragionamento deduttivo “posso mettere qualcosa sotto le gomme per favorire la trazione”, funzionerà solo nel caso in cui i dati empirici senza esperienza e la nostra premessa siano validi e posto che il ragionamento induttivo, quello che ha favorito le più grandi scoperte, partendo invece da un ragionamento di tipo più pratico permetterà di favorire conclusioni sicuramente più ampie, si comprenderà quindi il necessario rapporto tra causa ed effetto come: il futuro è sicuramente da prediligere al rimorso e al passato, di seguito sarà bene illuminato il seguente concetto che: niente può tornare come prima ma tutto e qualsiasi cosa può succedere ed esattamente in un millesimo di miliardesimo di secondo: il tempo necessario perché dal nulla prendesse forma l’universo primordiale. La vita. Tu. [Liv]

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