From Tangeri to Chefchaouen: blue hearth and memories

IT_ Nel maggio del 2011 ero tornata in Marocco, a Tangeri, appena dopo un mese dopo averlo lasciato e conobbi Chefchaouen, la città del Blu del Rajasthan, il paradiso dei fotografi come Steve_McCurry: luogo che non è solo un paradiso di scatti sognanti nella medina, con i suoi vicoli lunghi e stretti e gli edifici arabi colorati di azzurro intenso, abbagliante, magico, ma è il paradiso degli hippies e dell’hashish e della marijuana. Il Kif, la cannabis, viene coltivata in questa zona da poveri contadini e tra le montagne del Rif si nascondono le loro fattorie, abbracciate da rigogliosi campi di canapa. Un luogo dove gli hippies hanno trovato “Peace, love e soprattutto Freedom”.

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Ma che fosse il paese degli hippies lo avevo già capito in areoporto, dove ad attendere il volo eravamo io e una ventina di persone vestite anni ’70, con camice coloratissime, capelli lunghi, sguardi sereni e sognanti e abiti stropicciati. Era molto tempo che ero sulle loro intriganti tracce e li trovai invece per caso, intenti a raggiungere i loro insediamenti esotici, mentre mi sembrava di sentire da lontano Jimi Hendrix cantare “I don’t live today”. Dunque, vediamo come ci sono arrivata.

Poco prima dell’attacco terroristico a Marrakech nell’aprile del 2011 sono tornata in Italia, lasciando il mio fidanzato in balia della sua voglia di vivere e scoprire, ma soprattutto di investire in quel Paese. Che dire, quel giorno  Lui si trovava nella piazza Jamaa Lafna e pochi secondi dopo aver lasciato il bar, è scoppiata una bomba. Una settimana prima, durante il nostro quotidiano hammam nel Berbère Palace a Ouarzazate, città dove sono stati girati molti film di Hollywood, come Lawarence d’Arabia, Il Té nel deserto o Kundun di Scorsese, ebbi una forte sensazione, come quando tutto intorno a te è silenzioso ma ti aspetti qualcosa da un momento all’altro, ma non dissi nulla a Lui, che spesso diceva che mi preoccupavo sempre troppo. In questo luogo meraviglioso senza tempo, pieno di polvere e anticamera del deserto, dove il tempo si è fermato avevamo appena conosciuto un ragazzo che a prima vista sembrava molto simpatico, io do confidenza spesso e quasi a tutti.

DSC02364Il ragazzo marocchino ci raccontò che avrebbe trascorso a Ourzazate qualche giorno per incontrare alcuni amici del gruppo Giustizia e Benevolenza: in realtà quando me lo disse non immaginavo che fosse uno dei movimenti islamici più importanti in Marocco. Questo movimento rappresenta un’opposizione diretta alla monarchia e, molto popolare negli ambienti universitari, vorrebbe diventare un partito politico a tutti gli effettiPresieduto dallo sceicco Abbdessalam Yassine, deceduto il 13 dicembre 2012. Il movimento Giustizia e Benevolenza, nato nel 1987, è stato uno dei pochissimi ad essersi apertamente schierato contro l’allora Re del Marocco Hassan II e l’attuale monarca Mohammed VI, della dinastia Alaouita, accusati di condurre una politica corrotta ed eccessivamente occidentalista e di essersi indebitamente appropriati di titoli religiosi come “Commander of the Faithful”, accentrando in questo modo nelle proprie mani sia il potere politico che quello spirituale.

In ogni caso l’attacco all’Argana Cafè, in piazza Jamaa Lafna, del 28 aprile 2011, mi fece non poco pensare. Soprattutto perchè per tre lunghi giorni non riuscìi a contattare Lui, che sapevo essere da qualche giorno in contatto con il nostro amico di Ouarzazate ed ero molto preoccupata. Quell’attacco infatti fu il più sanguinoso degli ultimi otto anni con 17 vittime, tra cui marocchini, francesi e spagnoli.

DSC02395Lui mi raccontò che era appena uscito dal caffè e stava camminando per raggiungere il suo Riad quando sentì un enorme esplosione. C’erano molti feriti, oggetti che volavano in aria, genete che correva presa dal panico mentre un fumo nero saliva dalla terrazza del ristorante. Si pensò che dietro all’esplosione ci doveva esere l’ombra di Al-Qaeda e quello che lessi sui quotidiani per molti giorni era una frase che contiuava a risuonare ounque “Questo non si deve tollerare, il terrorismo non va tollerato, costituisce una delle più serie minacce alla pace e alla sicurezza internazionale”. Ma soprattutto al turismo, e quindi al diritto dell’uomo di sentirsi al sicuro a casa sua, il mondo.

Ma il nostro amico che tuttavia aveva affermato di essere contro il Re, poco aveva a che fare con l’attentato perchè ho scoperto che questo gruppo, intredetto in Marocco ma tollerato, rifiuta ogni forma di violenza e quindi lontano da quelle successe a Marrakech. 

Comunque torniamo a Tangeri, dove ero arrivata il 14 maggio dopo aver prenotato una stanza a El Minzah Hotel‏naturalmente era lì che avrei incontrato Lui, senza di lui non potevo vivere. Era per questo che dopo un mese feci ancora le valige e tornai in Marocco.

Al mio arrivo era da sola, come al solito, e avevo tutta la giornata davanti.

Lui mi avrebbe raggiunto durante la notte. Per questo cercai di stare sveglia il più possibile, cenando davanti ad un bellissimo spettacolo di danza del ventre in occasione dell’arrivo di delegati esteri. Quei momenti in cui lo aspettavo, momenti in cui ero sola e potevo immaginare il mio futuro in mille modi diversi, quei momenti erano i più belli, quando immersa nei soliti pensieri mi sembrò di essere immersa nel libro di “Mille e una notte” e come Sharazad probabilmente avrei dovuto raccontare una storia prima di dormire, per restare viva fino al giorno dopo. E così fu. I camerieri in divisa mi trattarono come un’antica principessa e con me sedette un uomo, membro della delegazione, che dopo aver insistito mi sedessi al loro tavolo aveva compreso che non mi sarei mossa per prima. Fu a lui che raccontai parte della mia storia.

DSC02389L’idea che Lui potesse arrivare da un momento all’altro mi rendeva felice e raggiante, avevo capito che in me l’aspettativa e il sogno erano ancora più importanti della realtà e che la realtà non era altro che il nostro modo di vedere le cose, anche se le cose in quel momento, data la mia grande sensibilità e grazie alla mia dote di strega,  sentivo che non andavano per il verso giusto. E in mezzo alle danze, ipnotizzata da una musica che procedeva al ritmo del mio cuore e dei racconti di Sharazad che erano rimasti impressi da tempo immemorabile, il cibo a tratti aveva un sapore amaro, quel sapore che mi ricordava che la nostra storia non poteva continuare a quel modo, che io o lui avremmo dovuto prendere una decisione e che questa decisione avrebbe fatto male a uno dei due e in quel caso sapevo che sarei stata io a soffrire.

L’uomo seduto al tavolo con me, un francese di nome Paul, mi chiese se il giorno dopo avrei visitato Chefchaouen. Mi disse di essere un appassionato di fotografia e che quello era un luogo magico.

DSC02341 Un luogo magico, pensai. Un luogo magico il Marocco, un luogo dove non potevo restare eppure ero tornata per stargli vicino, e se non gli fossi potuta stare più vicino la magia tra noi si sarebbe rotta, in qualche modo. Perché eravamo simili io e lui, persone che ogni giorno si innamoravano di qualcosa o di qualcuno di diverso.

Un luogo magico, il Marocco, dove i musulmani non potevano abbracciare un’altra religione o filosofia, il paese del tramonto del sole “al-maġrib al-aqṣā”. Un luogo a volte senza tolleranza, dove la religione presiede alla DSC02333vita quotidiana in base ai principi esposti dal Corano, che indicano che esiste la porta d’ingresso, ma non quella d’uscita.

Ma tutti quei pensieri come arrivavano veloci così sparirono quando sentì aprire la porta della stanza e Lui mi abbracciò. Non potei fare altro che fingere di dormire, perchè altrimenti avrebbe visto le mie lacrime.

Il posto dove andammo il giorno seguente era magnifico.

Il suo nome Chefchaouen significa “guardare le cime“, perchè alla fine non importa dove ti trovi, perchè la maggior parte del tempo ti accorgi che Chefchaouen tu osservi le montagne. E dalle montagne le prospettive sono molto diverse, a volte sei lontano, a volte sei vicino, la sensazione di libertà è totale e può esserlo anche quando ami.

Da quelle montagna sgorga un’acqua pulitissima, la più pulita di tutto il Marocco.

                                                         Grazie Paul, ovqunque tu sia. Olivia.

EN_In May of 2011 I was back in Morocco in a month, in Tangier. During that travel I experienced Chefchaouen, the city of Blue Rajasthan, a photographer’s paradise as Steve_McCurry : a place that DSC02306is not only a paradise of dreamy shots in the medina, with its long, narrow alleys and Arab buildings colored with an intense blue, dazzling, magical, but it is a heaven for hippies, hashish and marijuana. The Kif, cannabis is grown in this area by poor farmers and they hide their farms in the mountains of the Rif, embraced by lush fields of Hemp. A place where the hippies definetly have found “Peace, love and above all, Freedom.”

Shortly before the terrorist attack in Marrakesh in April of 2011 I returned to Italy, leaving my boyfriend in Morocco. What can I say, he stood in the square on the day and a few seconds after leaving the bar, there was an explosion.

A week earlier, during our daily hammam in the Berber Palace in Ouarzazate, a city where many movies have been filmed in Hollywood, as Lawarence d ‘Arabia, The tea in the desert or Scorsese’s Kundun, I had a strong feeling, like when everything around you is quiet but you expect something from one moment to another, but I said nothing, because in his opinion  I was always worrying all the time and too much.  In this wonderful place timeless, full of dust and one of the last town before the desert, where time has stopped, we had just met a guy who at first seemed very nice, I do often familiar to almost everyone.

The Moroccan guy told us that he would spend a few days in Ouarzazate to meet some friends of the group Justice and Benevolence: in fact when he told me about this society I did not imagine it was one of the most important Islamist movements in Morocco, a direct opposition to the monarchy, a very popular in academic circles, that would like to become a political party in all respects. Chaired by Sheikh Abbdessalam Yassine, who died December 13th 2012 Movement for Justice and Benevolence, born in 1987, was one of the few to have openly deployed against Hassan II, the King of Morocco, and the monarch Mohammed VI Dynasty Alaouite, accused of leading a corrupt political and overly Occidentalist and of having embezzled religious titles such as “Commander of the Faithful”, concentrating in this way in their own hands the political power and  the spiritual one.

Anyway, the attack to the Argana Cafe, in Jamaa Lafna, on 28 April 2011, made me think a lot. Especially because for three long days I could not contact my boyfriend, which I knew from a few days was in contact with our friend of Ouarzazate and I was very worried. In fact, the attack was the bloodiest of the past eight years, with 17 victims, including Moroccan, French and Spanish. 

DSC02321Lui told me that it was just out of the coffee and was walking to reach his Riad when he heard a huge explosion. There were many wounded, objects flying through the air, people running in panic mode, while a dense and black smoke was rising from the terrace of the restaurant. The security has thought that there behind the explosion was the shadow of Al-Qaeda and what I read in the newspapers for several days was a phrase keeping on to resonate: “This should not be tolerated, terrorism should not be tolerated, is one of the most serious threats to international peace and security. But above all, tourism, and therefore on the human right to feel safe in his home DSC02322over the world.

But our friend, however, who had claimed to be against the King, had little to do with the attack because I found that this group, interdict but tolerated in Morocco, rejects all forms of violence and so far from those happened in Marrakech.

At that moment I seemed to be surrounded by the novel of the “Thousand and One Nights” and like Scheherazade I shuold have to tell a story before to sleep, to stay alive until the next day. And so it was. The uniformed waiters treated me like an ancient princess and at my table sat a man of the delegation, who after insisting that I sat at their table he realized that I wouldn’t done the first move. The idea that he could arrive at any moment, was making me happy and radiant. At that point I realized that my expectation and dreams were even more important than reality, and that reality was nothing else that our way to see the things, even if things at the moment, due my my great sensitivity and witch skill, I was feeling that weren’t in the right direction. And in the midst of the dance, mesmerized by music at the rhythm of my heart and Scheherazade stories stucked in my memories since time immemorial, the food had a bitter taste, a flavor that reminded me that our history could not continue to that way, that someone would have had to take a decision and this decision would have hurt one of the two and in that case I knew that I would have been me to suffer.

The man sitting at the table with me, a Frenchman named Paul, asked me if I was going to visit Chefchaouen the next day. He told me to be passionate about photography and that city was a magic place. A magic place, I thought. Morocco is a magic place, a place where I could not stay so long yet but I was back to be with him, and if I didn’t could stay closer to him the magic between us would be broken in some way. Because we were similar, people who everyday were falling in love with something or someone else.

A magic place, Morocco. A magic place where Muslims could not embrace another religion or philosophy, the land of the setting sun “al-Magrib al-Aqsa” A place sometimes without tolerance, where religion governs the daily life according to the principles set out in the Koran, which indicate that there is a door, but no way out. But all those thoughts coming as fast disappeared when in the room, I heard the door was opening and he hugged me. I could not do anything but pretend to sleep, because otherwise he would have seen my tears.

The place where we went the next day was magnificent.

His name Chefchaouen means “look at the tops”, because in the end it does not matter where you are, because most of the time you realize that there you observe the mountains everywhere. And from the mountains prospects are very different, sometimes you’re away, sometimes you’re close, the feeling of freedom is total and it can also be the same when you are in love.

From the mountain water flows spotless, the cleanest of all Morocco.

                                                          Thanks Paul, wherever you are. Olivia

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